LAGNI POCO REGI (le problematiche dell’area vasta)

Eugenio Frollo

 

“Lagno” è sinonimo di bacino idrico stagnante e paludoso (alcuni vorrebbero il nome derivato dalle viole), mentre il Clanius , o Lagnus, compluvio naturale della pianura Campana, era quel fiume che attraversava quest’ultima con uno svolgimento tortuoso e convulso. Contrariamente al comune pensiero, sarebbe il Clanio a dovere il proprio nome al termine idronico “lagno”.

Gli spagnoli affidarono a Giulio Cesare Fontana l’incarico del risanamento idraulico e della bonifica del bacino: egli “sprofondò il letto dei canali da cinque ad otto palmi napoletani” , ovvero di circa m. 1,20, rettificando alcuni tratti: i lavori terminarono nel 1616. Il corso d’acqua, in prossimità della duna costiera, piegava bruscamente verso meridione, per confluire nel lago Patria.

Con Carlo di Borbone avvennero imponenti opere di restauro dei canali controllate da guardiani e regolate da una Giunta, l’opera fu ribattezzata con il nome di “Regi Lagni”. Da allora, ed in funzione dello sviluppo colturale dell’area, gli interventi di manutenzione divennero costanti, maggiormente tra il 1830 ed il 1858, con la supervisione dell’ing. Carlo Afan de Rivera, direttore generale di Ponti e Strade.

Negli anni ’70 avvenne la riproposizione della struttura idraulica con manufatti in c.a., a totale discapito delle caratteristiche originarie. Un inopportuno intervento della Cassa per il Mezzogiorno ed un utilizzo non programmato di risorse (ben 981 miliardi di lire), trasformarono il canale in una sorta di trapezio rovesciato con golene lisce. Il cemento, in questo tipo di opere, è un corpo estraneo, che non ha un’integrazione felice: il mancato ricambio fra le acque superficiali e la falda sottostante ha sterminato gli ecosistemi ripariali, mentre l’asportazione della vegetazione spondale ne ha attenuato il ruolo depurativo, compromettendo gravemente gli equilibri ambientali.

Il bacino idrografico dei Regi Lagni occupa una superficie di circa 1.300 Kmq e l’asta idraulica principale supera i 56 Km di lunghezza; l’intero bacino interessa 103 comuni, dei quali 23 dell’area valliva. Il bacino è compreso tra il litorale Domitio a nord-ovest, il bacino del Liri-Garigliano-Volturno a nord, dall’area casertana e nolana a nord-est e, a sud, dalle pendici settentrionali del Vesuvio e dai Campi Flegrei.

In mancanza di un ordinato sviluppo del territorio, l’accrescimento delle superfici di suolo destinate ad insediamenti urbani ed industriali ha ridotto le caratteristiche di permeabilità del terreno, provocando l’instabilità di tutta la rete scolante e conseguenti alluvionamenti di aree urbane ed agricole, con rilevanti danni anche economici. I maggiori scompensi sono dovuti ad interventi pubblici e privati, che hanno visto la trasformazione degli alvei in strade, tramite ricoperture o tombamenti. Ulteriori, ed altrettanto rovinosi, i problemi causati dai recapiti fognari immessi a cielo aperto nei canali, trasformandoli, di fatto, in recapiti di acque reflue, con gli impianti di depurazione fuori uso o malfunzionanti. I suoli contermini e le falde idriche subiscono un gravissimo fenomeno di contaminazione da rifiuti, urbani ed industriali, per lo più di illecita provenienza.

Le caratteristiche strutturali dei Regi Lagni, ovvero la scarsa pendenza del profilo idraulico e la notevole erosione dei suoli circostanti, fanno si che la portata solida delle acque incanalate, anziché defluire, sedimenti nei letti e, a cagione delle ridotte pendenze, ne riduca la sezione e la conducibilità idraulica. Più che una semplice asta idraulica, i Regi Lagni rivestono caratteristiche di “sistema”: scambio idrico superficiale ed in falda, sistema dei controfossi, immissari ed emissari, laghetti, variazioni delle pendenze, relazioni con i sottobacini. Di quello nolano fanno parte 34 comuni, e vi hanno sede i canali Gaudo, Boscofangone e Quindici. Nella piana di Volla defluiscono i torrenti vesuviani della falda nord-occidentale del Somma-Vesuvio. Alcuni di questi ultimi (come lo Spirito Santo) hanno recapito finale nei Regi Lagni. Al deflusso ordinato, regimato da briglie e vasche di laminazione (parte delle acque alimentava in fiume Sebéto, mentre buona parte della pianura era costituita dalle Paludi di Napoli) ha fatto seguito la drastica riduzione dell’efficacia del reticolo drenante grazie ai diffusi tombamenti dei canali in corrispondenza dei centri abitati.

Risulta evidente quindi, che le dinamiche di monte si ripercuotono a valle, dove i fenomeni di esondazione sono ovvia conseguenza del malfunzionamento del sistema montano: riduzione delle sezioni idrauliche per la presenza (inopportuna) di opere antropiche, di tombamenti e di omessa pulizia dei letti.

Il rischio idraulico è la risultante, in termini scientifici, di fattori naturali ed antropici. Il rischio idraulico in pianura si mitiga intervenendo a monte, provvedendo alla stabilizzazione dei versanti tramite rimboschimenti ed alla manutenzione delle sponde con interventi di Ingegneria Naturalistica. Più nel dettaglio, a detti effetti concorrono cause tra loro non connesse: dall’imprevidenza delle scelte urbanistiche alle modifiche nelle pratiche colturali; dalle evoluzioni socio-economiche alla scarsa o assente manutenzione dei versanti montani, dei boschi e degli alvei. I citati caratteri di dinamicità impongono un quadro sinottico diagnostico e previsionale altrettanto dinamico ed aggiornato. Diventa quindi vitale creare un legame tra la cultura del dato idrologico alle norme di pianificazione, in maniera da orientare in direzione virtuosa le scelte che si operano sul territorio, con lo scopo, in definitiva, di superare la logica dell’intervento post –effetto per affrontare le cause che possano determinare potenziali situazioni di rischio. L’obiettivo non è, quindi, la pura e semplice pulizia igienico-sanitaria dei canali, ma l’attivazione delle condizioni per il mantenimento di stati e dinamiche virtuose di uso del territorio, ovvero passare dalla fase di abbandono, speculazione e rischio all’alternativa di fruizione, civiltà, manutenzione e sviluppo compatibile.

Eugenio Frollo

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