Facciamo presto! La Regione Campania sotto l’attacco del fuoco doloso

“Fate presto” era un celeberrimo titolo de “Il Mattino” che, all’indomani della catastrofe determinata dal sisma del 23 novembre 1980, chiamava tutti gli attori, nazionali e locali, alle proprie responsabilità di fronte ad un’immane tragedia.

Il titolo faceva presagire quello che sarebbe accaduto: una macchina dei soccorsi paurosamente lente ed inefficiente, lo sforzo maggiore caricato sulle spalle dei cittadini della Regione e  delle altre zone colpite dal sisma, una politica di deficit spending a sostegno di una ricostruzione tardiva ed inefficace che avrebbe sancito il dominio della malavita organizzata su gran parte del territorio campano.

Inascoltati restarono  l’analisi ed il messaggio di Manlio Rossi Doria che, con il suo gruppo di ricerca, definì in tempi brevissimi le maggiori criticità, economiche e sociali delle aree colpite ed i modi migliori per fronteggiarle.

Mentre scrivo non siamo di fronte ad un disastro delle proporzioni del sisma del 1980 ma certamente dobbiamo fronteggiare qualcosa di terribilmente grave. Gli incendi che stanno devastando il Vesuvio e la cintura vesuviana in primis ma anche molti altri luoghi della nostra regione, a partire dal territorio di Terra di lavoro, non sono addebitabili al “destino cinico e baro” che prende l’aspetto di un’estate particolarmente calda. Ci troviamo di fronte ad azioni di piromani che, scientemente, provocano fiamme che portano alla distruzione di estese aree naturali, bloccano attività produttive, costituiscono un gravissimo rischio per la salute di tutti i cittadini campani.

E’ un momento drammatico che affrontiamo, purtroppo come molte altre volte, in situazioni di grande difficoltà: una flotta aerea di Canadair ridotta al minimo, la sensazione che non sia stata percepita da subito, nelle sedi istituzionali nazionali e locali, la gravità del fatto. E’ però anche un momento in cui occorre serrare i ranghi: i cittadini campani avranno altre sedi ed altri momenti per sviluppare un’analisi critica di istituzioni ed amministratori. Ora occorre ridurre il danno il più possibile, cooperando, chi è in grado di farlo con le forze preposte e spingendo la politica regionale a parlare con una sola voce a Roma su questo specifico argomento.

Facciamo presto o non ce lo perdoneremo!

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