Ferruccio Diozzi – Ragioniamo. (ancora di Città della Scienza)

Nel 2013 ignoti appiccano il fuoco a Città della Scienza, colpendo irreparabilmente l’edificio dell’antica Fonderia che, riattato, ospitava il “Museo Vivo della Scienza”. Cittadini ed istituzioni si stringono attorno a Città della Scienza e si impegnano per la ricostruzione del sito. Un impegno sostenuto dalla volontà di reagire all’attacco criminale ma anche dalla razionalità: in un territorio che sembra abbandonato a sè stesso Città della Scienza è una realtà attiva e vitale e costituisce una ricchezza non solo per la città ma per la Regione e per il Paese.

Si sviluppa un’azione che vede prese di posizione, raccolte di fondi, sensibilizzazione delle istituzioni centrali. Si consegue un risultato in tempi relativamente brevi tanto che si può bandire un concorso internazionale per la progettazione del nuovo edificio e si può anche cominciare a lavorare. Tutti sembrano d’accordo, la realizzazione dell’opera ha una data certa e, per le tradizioni italiane, accettabile: 2020.

La firma dell’accordo tra Governo, Regione Campania e Comune di Napoli di pochi giorni fa altera profondamente il quadro: Lo Science Center viene delocalizzato e ubicato sul lato nord di Via Coroglio. Non ho intenzione di discutere l’accordo nel suo insieme ma mi soffermo su questo aspetto. In questi anni si è lavorato per avviare la ricostruzione e raggiungere l’obiettivo. Si sono quindi, giustamente, impegnate risorse pubbliche per fare in modo che l’antico manufatto fosse sostituito da una costruzione moderna, nulla di più e nulla di meno, certo non un prodotto di speculazione edilizia. Ora l’accordo prevede che il nuovo edificio, evidentemente da riprogettare, vada ubicato in un’area vicina ma ancora da sottoporre a bonifica. Viene a cadere, e non occorre essere un esperto di project management, qualsiasi ipotesi di sviluppo temporale. Cosa ancora più grave il piano industriale che accompagnava la ricostruzione dell’edificio dello Science Center e le attività future di tutta la Fondazione IDIS Città della Scienza perde ogni credibilità. Si afferma un’incertezza totale.

Domando, con pacatezza ma in maniera ferma: perché? Perché si vogliono gettare al vento gli impegni di quattro anni di attività tesi alla ricostruzione? Si preferisce attendere i risultati prossimi venturi dell’accordo? Beh, al di là delle scelte specifiche e delle modalità attuative, a partire dall’ingombrante presenza del “soggetto attuatore” Invitalia, mi sembra che, al momento, si blocchi lo sviluppo dell’unico asset funzionante a Bagnoli che è appunto Città della Scienza.

Come napoletano, come persona impegnata in politica e nella crescita economica, sociale e culturale della nostra Città e della nostra Regione io dico no, non ce lo possiamo permettere!

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