La questione Catalana e l’Europa

Il precipitare degli eventi con gli arresti operati ieri a Barcelona su odine del governo di Madrid obbliga tutta l’Europa a prendere in considerazione, e rapidamente, la questione catalana. Al di là dei torti che si possono attribuire alle due parti in causa ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di povertà politica, con ceti dirigenti incapaci di individuare una soluzione ad un problema reale.

La distanza tra la Catalogna ed il resto della Spagna è una cosa seria, non uno slogan da indipendentisti da operetta: non è necessario risalire alla fine della autonomia catalana all’inizio del secolo XVIII ma occorre piuttosto concentrarsi sul secolo appena passato, sulla guerra civile e sul trionfo del franchismo. Il fascismo spagnolo considerò, sia durante la guerra che durante i lunghi anni della dittatura, la Catalogna nel suo insieme come il peggiore nemico assieme al Paese Basco e fece di tutto per opprimere il popolo catalano, senza distinzioni di classe….

La transizione dal franchismo alla democrazia, estremamente contradditoria da più punti di vista, ha fatto si che le aspirazioni all’autonomia della Catalogna si volgessero sempre più in ricerca dell’indipendenza sic et simpliciter. Le responsabilità maggiori gravano sul Partido Popular, vero erede, solo apparentemente ripulito, del franchismo e su una monarchia particolarmente screditata ma anche il Partito Socialista ha avuto un ruolo notevole in questo processo. In maniera simmetrica la Catalogna ha espresso un ceto politico dirigente “interclassista” che, fermo restando il richiamo all’indipendenza, nella pratica politica quotidiana votava spesso e volentieri i governi nazionali (Popolari o socialisti) in cambio di parziali cessioni di sovranità.

Oggi la situazione è cambiata per tutta una serie di spinte: dal lato spagnolo sta prevalendo la volontà di esibire i muscoli in maniera del tutto irresponsabile; dal punto di vista catalano la coalizione al governo della Generalitat, che vede assieme Convergència i Unió e Esquerra Republicana de Catalunya, punta tutte le sue carte su un referendum per l’indipendenza che è una risposta drastica ai sostanziali dinieghi allo sviluppo dell’autonomia della Regione venuti, negli ultimi anni, dai Popolari, dai Socialisti, dalla Monarchia e dalle istituzioni madrilene. La differenza rispetto all’immediato passato consiste nella presenza di un nuovo attore della politica spagnola, Podemos, che non è disposto a sostenere nessuna union sacrée e che, a livello europeo, l’Unione potrebbe essere davvero molto critica nei confronti di Madrid e il silenzio di queste ore è significativo.

E’ possibile pensare che esista un margine ancora importante perché la Spagna possa restare unita ma occorrono non uno ma diversi passi indietro del Partido Popular e del subalterno Partito socialista. Come all’ordine del giorno potrebbe tornare la trasformazione in Repubblica di tutto il Paese con l’allontanamento dei Borbone, complici mai puniti della dittatura franchista. In ogni caso se l’Unione Europea vuole mantenere una legittimità democratica, oggi messa in discussione da più parti, dovrebbe agire finalmente da unione sovranazionale capace di accogliere e far convivere sia una Spagna federale che, all’opposto, una Spagna ed una Catalogna separate ma rispettose l’una dell’altra. Ci riuscirà?

Ferruccio Diozzi

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