Passato e presente: Churchill e l’oggi

Sono un uomo di sinistra, lo sono sempre stato e lo sarò sempre. Mi affascinano, tuttavia, alcuni uomini politici conservatori per il ruolo che hanno avuto nelle vicende politiche dei loro paesi ed in quelle internazionali.

Nella Destra storica italiana, una parte notevole della quale era espressa da esponenti meridionali costretti all’esilio dopo il fallimento dei moti del 1848, spicca ad esempio Silvio Spaventa che, dopo l’unificazione, difese la natura “pubblica” del servizio ferroviario in nome degli interessi nazionali ed avversò i grandi gruppi economici che nelle ferrovie del nuovo Stato vedono solo occasioni di affari.

Nella storia contemporanea francese risalta il ruolo determinante di Charles de Gaulle, espressione di una Francia profondamente conservatrice, ma il primo, e per un certo tempo, il solo, ad opporsi, dopo la disastrosa sconfitta militare del 1940, alla capitolazione al nazismo di larga parte del ceto politico francese dell’epoca.

E, naturalmente Churchill, che il film di Joe Wright appena uscito nelle sale italiane, mostra nel momento più drammatico per la Gran Bretagna, in quella che è appunto “l’ora più buia”: la sconfitta sul continente, il difficile rimpatrio delle truppe inglesi da Dunkerque e, soprattutto, l’inclinazione della classe politica del Partito Conservatore di cui Churchill era membro, a sottoscrivere una pace, necessariamente dolorosa, con la Germania hitleriana, ritenuta l’unica via d’uscita.

Se si volessero imputare a Churchill errori e contraddizioni compiuti nella sua lunga carriera politica, non la si finirebbe più: la disastrosa sconfitta delle truppe alleate nell’operazione di Gallipoli durante la prima guerra mondiale, la politica economica inglese degli anni venti, l’appoggio dato al re Edoardo VIII durante la crisi che portò alla sua abdicazione. Né andrebbe dimenticato il malcelato, opportunistico favore con cui, in funzione antisovietica, lo statista inglese guardò al fascismo italiano nei primi anni della dittatura. Eppure quello che resterà di quest’uomo è stata la volontà di opporsi all’hitlerismo, di rifiutarsi di “parlare con una tigre quando si ha la propria testa tra sue fauci”.

Mi vengono in mente, non so perché, le nostre povere e confuse forze politiche che, al giorno d’oggi, in situazioni complesse ma comunque lontane dalla drammaticità del conflitto, sembrano incapaci di formulare una vera proposta politica per il nostro Paese. Capiranno che è il tempo di una svolta e, soprattutto, si riscuoterà dalla sua inerzia la società civile?

Ferruccio Diozzi

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