Karl Marx a duecento anni dalla nascita

Ferruccio Diozzi

Karl Marx a duecento anni dalla nascita

Il prossimo 5 maggio ricorreranno duecento anni dalla nascita di Karl Heinrich Marx, probabilmente il filosofo più amato e più odiato della storia.

E’ raro che un pensatore susciti tanto clamore, positivo e negativo, attorno alla sua opera ed alla sua vita, ed è anzi forse l’unico caso in cui si sia determinata una polarizzazione così netta ma occorre non dimenticare chi sia stato davvero Karl Marx, un filosofo ma anche un pensatore radicale e un rivoluzionario che aveva assunto su di sé e sulla sua opera la missione di liberare il mondo dalla schiavitù dell’interesse economico.

Si, liberare il mondo, non la sola classe operaia o il solo proletariato o i soli ceti subalterni o, come dice oggi qualche povero rappresentante di quella che fu la Sinistra italiana, la “povera gente”, ma davvero tutti, lavoratori, manager, imprenditori, donne ed uomini, giovani ed anziani. E ciò con buona pace di Benedetto Croce che liquidò Marx come una sorta di “Machiavelli del proletariato”.

La ricerca marxiana non separa le discipline, al contrario le tiene assieme: il pensare, l’agire economico, il divenire storico, le diverse culture, l’attualità politica, forse dovremmo aggiungere la psicologia dei singoli e delle masse, sono tutti presenti nelle pagine e nell’azione dell’uomo di Treviri che si presenta come qualcosa di irrimediabilmente altro ed ostile alle divisioni artificiali imposte dalle culture correnti. Qui sta l’andare alla radice delle cose, qui è il “radicalismo” di Marx, davvero erede del “radicalismo” del suo maestro indiretto, il vecchio conservatore Hegel, non a caso considerato più volte una “pietra dello scandalo” da pensatori e ideologi sostenitori dell’esistente.

Oggi, a dispetto delle numerose celebrazioni di “fine del marxismo”, non se ne può fare a meno. Oggi quando, dopo la guerra vinta da quella che è ormai un’estrema minoranza contro il resto del mondo, la forma attuale della convivenza sulla terra ha una sola bussola, il profitto ed una sola dimensione, l’individuo ridotto a puro consumatore. In un quadro in cui crescono l’anomia, le ignoranze, le esclusioni, si riduce lo spazio della democrazia politica, il progresso tecnologico non libera energie umane ma le sottopone a ritmi di lavoro assurdi e si rafforza la tendenza della “criminalizzazione” dell’economia in cui multinazionali, gruppi di pressione e vere e proprie organizzazioni criminali cooperano e si pongono, in un modo o nell’altro, al di sopra delle leggi.

Contro tutto questo e contro il codazzo, ridicolo se non fosse tragico, di ignoranze, bugie e approssimazioni, si erge, in maniera prometeica, la grandezza di Karl Marx e, soprattutto, la forza di un metodo di pensiero in grado di decrittare il mondo dato nella sua complessità, smontare i suoi meccanismi, costruirne nuovi ed alternativi.

a cura di Ferruccio Diozzi

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