Una discussione sul futuro. In margine ad un convegno a Napoli

Ferruccio Diozzi (*)
(*) Amici di Città della Scienza, Presidente
Ferruccio.diozzi@gmail.com

Uno dei problemi che con maggiore intensità aggrava le difficoltà economiche, sociali e culturali del nostro Paese è la limitata capacità di definire gli scenari a breve ed a medio termine. Sembra, anzi, che non solo la politica ma anche le istituzioni economiche sottovalutino pericolosamente la necessità di “guardare al futuro”.
In tale sottovalutazione non sappiamo quanta parte giochi quella sorta di ripiegamento psicologico generalizzato che contraddistingue da diversi anni lo scenario italiano ma siamo contenti di poter segnalare potenziali controtendenze. Università, centri di ricerca, singoli esperti continuano a produrre elementi essenziali per poter comprendere il futuro prossimo venturo e rendono disponibili il proprio lavoro alla comunità, non solo degli studiosi. Un esempio in tal senso viene dal convegno, svoltosi a Napoli, presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” il 26 maggio u.s.,Vivere (bene) nel 2030. Scenari della qualità della vita, organizzato dall’AIQUAV – Associazione italiana per gli studi sulla qualità della vita, dall’ Italian Institute for the Future e dall’Associazione Amici di Città della Scienza.
Inserito in due cornici organizzative molto importanti: “Futuro Remoto”, l’ormai storica manifestazione organizzata dalla Fondazione IDIS Città della Scienza ed il Festival dello sviluppo sostenibile promosso dall’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) a sostegno degli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, il convegno, patrocinato dal Comune di Napoli, rappresentato dal proprio vice sindaco Raffaele Del Giudice, ha tentato di affrontare le complessità del contesto attuale focalizzandosi, in particolare, su come il nostro Paese possa sperare di avere una buona qualità della vita nei prossimi decenni.
Le organizzazioni promotrici e gli esperti intervenuti hanno dunque affrontato criticità di cui si discute da tempo: l’invecchiamento complessivo del Paese, il ruolo di supplenza svolto dalle generazioni più anziane nel sistema del welfare, la mancata conquista dell’autonomia da parte delle generazioni più giovani a causa della progressiva precarizzazione del lavoro. Soprattutto hanno tentato di svolgere analisi che integrassero aspetti disciplinari diversi, dall’economia alla sociologia, dalla demografia allo sviluppo ambientale sino all’impatto delle tecnologie, per disegnare le coordinate del prossimo futuro con un approccio tipicamente olistico.
L’interdisciplinarità  ha caratterizzato il convegno, significativamente organizzato da associazioni scientifiche indipendenti che hanno tra le loro caratteristiche quelle di affrontare problemi complessi coinvolgendo quanto più possibile contributi di diversa estrazione. Il buon risultato raggiunto con la  generale soddisfazione degli intervenuti e del pubblico presente spinge gli organizzatori a continuare a lavorare con determinazione nel sostenere l’obiettivo di accrescere la capacità di previsione sociale, ampliando ulteriormente il dibattito e coinvolgendo esperti di altri domini disciplinari.
Il programma completo del convegno è reperibile al sito creato per l’occasione <:http://www.instituteforthefuture.it/qol2030/> mentre gli interventi e la discussione sviluppatasi saranno prossimamente pubblicati sulla rivista “Futuri”.

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