Un declino inarrestabile? La Campania perde anche Technapoli

Ferruccio Diozzi

Un declino inarrestabile? La Campania perde anche Technapoli

La società italiana, nel suo insieme, vive una stagione di grande criticità. Causa importante di tale criticità sono, naturalmente, le difficoltà dello sviluppo economico-sociale che, ormai da anni, è assolutamente incoerente con le aspirazioni di un grande Paese come il nostro ed è causa di innumerevoli squilibri sociali.

Malgrado l’interesse che i diversi attori presenti sulla scena rivolgono ai settori potenzialmente a più alto tasso d’innovazione ed alle iniziative che possono incentivare la competitività del sistema produttivo, continua a mancare, a nostro avviso, una strategia generale di sviluppo, in grado di valorizzare i settori direttamente produttivi, migliorare la gestione delle preesistenze, coinvolgere, in una politica di rinnovamento, anche i segmenti più arretrati. Si afferma quella che non esitiamo a definire un’ “economia della miseria”, in cui vengono egualmente penalizzate istanze di riequilibrio sociale e di potenzialità di crescita dei singoli operatori privati.

Se tutto ciò è vero per il Paese particolare criticità assumono i fenomeni di “non sviluppo” e di perdita di asset importanti nella nostra Regione Campania. E’ il caso della chiusura del consorzio Technapoli che, dopo un lungo periodo di difficoltà, come apprendiamo dai media ed in particolare da Aerospazio Campania https://www.informazione.it/c/7D6D8A02-50D8-4D08-AFC8-A9B0F1BC26CA/Aerospazio-Campania-Technapoli-la-Camera-di-Commercio-di-Napoli-chiude-il-Parco-Tecnologico-e-licenziati-i-dipendenti vede la definitiva cessazione delle attività ed il licenziamento di tutti i suoi dipendenti.

Technapoli, fondato nel 1992, come una società consortile nel cui azionariato erano presenti soggetti pubblici, imprese private e la Camera di Commercio di Napoli con una partecipazione prevalente, si proponeva, al suo esordio, come “Parco Scientifico e Tecnologico dell’area metropolitana di Napoli e Caserta”. L’obiettivo del Consorzio era quello di incrementare la competitività del sistema economico regionale attraverso interventi a supporto della ricerca e dello sviluppo, dell’innovazione tecnologica, dell’internazionalizzazione delle imprese.

In tutti questi anni questo compito è stato svolto dal Consorzio con continuità. I critici obietteranno che si sarebbe potuto fare di più per lo sviluppo dell’economia regionale ed in particolare per le aree di Napoli e Caserta ma è sempre necessario guardare i punti di partenza: Technapoli, riconosciuto come interlocutore istituzionale dal MURST, poi MIUR, accreditato dall’Unione Europea come “organismo di ricerca”, ha svolto una serie di importanti attività nel campo della proprietà industriale ed intellettuale, nel trasferimento tecnologico, nel sostegno alle nuove imprese ad alto tasso di innovazione e nella creazione di reti d’imprese, nella diffusione dell’informazione dagli ambiti specialistici ad un più ampio pubblico.

In definitiva Technapoli ha operato sulle leve giuste e funzionali allo sviluppo eppure la sua esperienza si arresta e le persone, professionalmente formate in anni di esperienza, vengono licenziate e, probabilmente, “disperse”. Sorgono spontanee alcune domande: forse si sarebbe potuto lavorare con un altro approccio, si sarebbe potuto pensare ad un modello che, operando all’interno della stessa Camera di Commercio, avrebbe potuto operare nel campo dell’innovazione, di prodotto e di processo. Ancora, sarebbe stato opportuno sviluppare maggiori forme di sinergia con i settori più avanzati della nostra regione e, ultimo ma non meno importante, si sarebbe dovuto salvaguardare il non disprezzabile investimento realizzato comunque nella formazione e nell’addestramento del personale di Technapoli. Al contrario, con questo finale di partita, si spegne un altro elemento della potenziale “catena del valore” della Regione e si pone, per l’ennesima volta, la questione di come invertire una tendenza deleteria per ogni ipotesi di crescita, economica, sociale, civile.

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