Un protagonista della storia d’Italia: Amadeo Bordiga

Ferruccio Diozzi

Un libro dedicato ad un protagonista della storia del movimento operaio e socialista, più in generale ad un protagonista della storia dell’Italia contemporanea, è, in questi tempi, qualcosa di poco frequente ma poiché sono profondamente convinto che non occorre adagiarsi alle mode e, meno che mai, all’abbandono di qualsiasi memoria e conoscenza del nostro Paese, sono stato molto contento di aver lavorato a questo Amadeo Bordiga. Un ritratto politico1in cui si ripropongono la figura e l’azione del fondatore del partito comunista.

Amadeo Bordiga è rimasto per lunghi decenni nell’ombra. L’allontanamento dalla direzione e dalla militanza nel partito comunista, che doveva in gran parte la sua origine a Bordiga stesso, furono determinanti nell’oscuramento di una personalità suggestiva. Negli anni settanta del secolo scorso la ripresa d’interesse per il rivoluzionario napoletano aveva avuto una punta significativa ed in tale ripresa si inseriva anche il lavoro di tesi su cui si basa questo libro ma l’evoluzione successiva delle cose risospinse Bordiga, e altre personalità simili, in un limbo. Non poteva essere diversamente, stante la sparizione dal panorama politico generale di tutte le tradizioni della Sinistra, non solo di quella comunista.

Perché occuparsi allora di Bordiga? Per la rilevanza che la sua personalità ha avuto in una fase critica del secolo scorso. In poco più di quindici anni, all’incirca dal secondo decennio del secolo al 1926, si consumano vicende che determineranno il successivo sviluppo del “secolo breve”. Il capitalismo non sintetizza più le diverse posizioni e le potenze trasformano i conflitti prima risolti o confinati su scala locale nella prima guerra mondiale. La rivoluzione, attesa o temuta, scoppia nel paese meno sviluppato, creando una formazione statale del tutto inedita. Le forze politiche, di destra, di centro, di sinistra, sono prese alla sprovvista dagli eventi e reagiscono adottando nuove soluzioni e nuove formule, attingendo peraltro alle culture politiche degli anni precedenti. Il fascismo rappresenta un nuovo approccio, prima di un ceto intermedio insoddisfatto, poi della borghesia di un intero paese che preferisce sacrificare le libertà costituzionali e le forme della democrazia liberale per garantire il proprio controllo sulla società. Le diverse famiglie socialiste si scompongono e si ricompongono ma, soprattutto, vedono la nascita di qualcosa di radicalmente nuovo, il movimento comunista, che avrà il suo bastione in un grande paese come la Russia e porterà all’ordine del giorno il superamento del capitalismo.

E’ in questo scenario che agisce, su molteplici campi, Bordiga. In età giovanile quando, nella società meridionale e nella Napoli grande città di sviluppo industriale, abbandona le tradizioni liberali della famiglia di origine ed abbraccia, con estrema radicalità, l’impegno nel movimento operaio e socialista, combattendone timidezze e “degenerazioni”. Poco più avanti, quando è impegnato contro la guerra mondiale, interpretata come un conflitto tra capitalismi, e ritiene, in analogia a Lenin, che il movimento socialista possa avere una sola possibilità, quella del disfattismo rivoluzionario e della trasformazione della guerra tra stati in rivoluzione proletaria.

E’ conseguente la posizione assunta nel movimento socialista, all’indomani dello scoppio della Rivoluzione russa, e la sua volontà di praticare un’analoga strada in Occidente, attraverso il partito socialista, se possibile, con un nuovo organismo politico se necessario. In questa direzione Bordiga condurrà molti militanti e dirigenti del movimento con la fondazione del Partito Comunista d’Italia di cui sarà, per un certo tempo, la guida indiscussa.

E qui gli avvenimenti cominciano davvero a correre con la rapida, drammatica evoluzione della crisi sociale italiana, la nascita del fascismo, reazione della borghesia e dei ceti privilegiati italiani alle “minacce” di capovolgimento sociale, e la posizione di Bordiga stesso, acuta nell’analisi, meno nell’azione politica. Tutto ciò contemporaneamente all’evoluzione del Bolscevismo, che trionfa sui nemici interni della rivoluzione ma viene sconfitto su scala internazionale. Si apre la strada al “socialismo in un solo Paese”.

Di fronte a questo radicale cambio di prospettiva Bordiga, pur avversando apertamente la nuova politica e ritenendola foriera di un ritorno al capitalismo, non assumerà, né a livello internazionale, né a livello italiano, un atteggiamento conseguente e si condannerà all’emarginazione politica. Emarginazione che giunge puntuale e che sarà sancita nel 1926 dalla schiacciante vittoria della maggioranza gramsciana al III congresso del partito comunista tenutosi a Lione a dittatura fascista ormai consolidata.

Perché Bordiga si fermò? Perché, dopo l’espulsione dal partito comunista, avvenuta nel 1930, si ritirò a vita privata? E soprattutto perché, dopo la fine del fascismo, pur dedicando un’attenzione costante alle natura dell’evoluzione internazionale, del capitalismo e del sistema sovietico, si limitò a mantenere solo un blandissimo impegno nei gruppi minoritari a lui vicini? Noi crediamo di poter affermare che agiva in Bordiga un forte approccio deterministico, nell’analisi economica, soprattutto, ma anche nell’azione politica che, uniti ad una certa tendenza caratteriale, privarono di fatto la scena politica di un protagonista. Con il senno di poi si può dire che ciò fu un vero peccato visto le molteplici qualità dell’uomo, testimoniate non solo dall’intelligenza e dalla cultura politica ma, vorremmo dire, dalla sua statura complessiva, ben testimoniata dalla forza e dal coraggio con cui si rivolge ad uno Stalin ormai padrone della situazione durante l’ultima riunione dell’Internazionale cui partecipò. 2

Oggi, quando né di Bordiga né dei suoi grandi antagonisti nel movimento operaio e socialista si parla più, sembra significativo mantenere una luce su questa singolare figura, sulla sua elaborazione teorica e sulla sua azione politica, ricordandolo come un protagonista nella storia di un Paese troppe volte senza memoria.

1 Ferruccio Diozzi, Amadeo Bordiga. Un ritratto politico, Napoli, Dante & Descartes, 2018.

2 «Bordiga: Allo scopo di precisare la questione delle prospettive chiede se il compagno Stalin pensa che lo sviluppo della situazione russa e dei problemi interni del Partito russo è legato allo sviluppo del movimento proletario internazionale.

Stalin: Questa domanda non mi è mai stata rivolta. Non avrei mai creduto che un comunista potesse rivolgermela. Dio vi perdoni di averlo fatto. .»

Verbale della riunione del 22 febbraio 1926 della delegazione italiana al Comitato esecutivo allargato della Internazionale comunista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *